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Roma, Natale 2014

“Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro […] Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.” (Lc 2,16-17. 19)

Carissime Sorelle, Cari Membri della Comunità Apostolica di Santa Elisabetta, negli ultimi giorni di dicembre, nel gioioso clima e nella riflessione orante, risuonano i canti natalizi che raccontano gli eventi ispirati alla nascita di Gesù. Anche le parole del Vangelo ci invitano ad “andare a Betlemme”, al cammino spirituale che conduce all’incontro con Dio. A Betlemme egli si manifestò come Parola vivente, come Colui che è venuto ad abitare in mezzo a noi. Ci avviciniamo a questa realtà ogni volta che ci chiniamo sulla mangiatoia di Betlemme vedendo il Bambino che vi giace. Inginocchiamoci umilmente davanti al grande mistero non del tutto comprensibile per noi "per dare gloria a Dio, perché egli è buono, fedele e misericordioso" (papa Francesco, 24 dicembre 2013).

Le riflessioni sulla notte di Betlemme conducono i nostri pensieri sui pastori, i quali per primi hanno saputo del mistero di Natale. Non si aspettavano di essere proprio essi a portare l’omaggio al neonato Messia e non erano neppure preparati a questo. Come persone umili non godevano della stima della società e nessuno teneva conto della loro parola. Ma Dio ha scelto ciò che è piccolo negli occhi del mondo per compiere le Sue opere. Egli ha scelto dei semplici pastori, che giorno e notte vegliavano il gregge compiendo il proprio dovere con senso di responsabilità. Ad essi l’angelo annuncia il lieto messaggio: “ Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,11). I pastori lasciarono tutto ed andarono a Betlemme a vedere gli eventi che il Signore gli aveva fatto conoscere (cfr. Lc 2,15). Quando arrivarono e videro con i propri occhi il Bambino, si rallegrarono e una volta tornanti al loro dovere quotidiano riferirono entusiasti e ammirati tutto ciò che avevano visto. Furono proprio quegli umili pastori “nella loro emarginazione” ad annunciare la Buona Novella ed a lodare e glorificare Dio (cfr. Lc 2, 20).

In questa scena evangelica volgiamo il nostro sguardo anche a Maria, che guardava il neonato e meditava su tutto ciò che stava accadendo quella notte nella grotta di Betlemme. Lo serbava come un tesoro prezioso e “meditava nel suo cuore” (Lc 2,19) il ricordo di tutti i gesti e le parole pronunciate dai pastori. Maria riandava più volte alla scena dell’Annunciazione e alle parole dell’angelo: “ Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo” (Lc 1,31-32a). Non comprendeva quelle parole ma era certa che Dio si sarebbe servito di lei per fare cose grandi: per questa ragione, umile e ubbidiente, permise a Dio Onnipotente di realizzare il Suo disegno. Con il cuore pieno del mistero di Dio meditava e aspettava con pazientemente che si realizzasse il progetto. Ed ora, nella grotta di Betlemme, ella vedeva realizzato quello che l’angelo le aveva detto: verrà al mondo Colui che è Figlio di Dio. Maria, al vedere l’omaggio dei pastori e poi l’adorazione dei Magi, guardava con grande raccoglimento il suo Bambino e se l’abbracciava con amore.

Carissime Sorelle, cari Membri della Comunità Apostolica di Santa Elisabetta, in questa Notte Santa andiamo senza indugio con i pastori all’incontro con il Bambio Gesù, andiamo non appena udremo la voce interiore, perché egli ci aspetta. Vigiliamo, siamo attenti a non lasciarci sfuggire il momento più importante della nostra vita. Gesù ha da dirci qualcosa di grande. Egli vuole trasformarci come i pastori, che lo hanno visto a Betlemme. Ogni anno viviamo il mistero del Natale, perciò vale la pena interrogarci: mi trasforma l’incontro con Gesù? mi riempie di gioia questo incontro? sono capace di condividere con gli altri questa gioia? che cosa dono alle mie consorelle, ai parenti e a coloro che trovo sulla mia strada dopo l’incontro con Gesù? Fermiamoci nel nostro attivismo quotidiano per renderci conto sia importante che quello che trasmettiamo agli altri deve essere il frutto della preghiera e della meditazione perché la bocca parla dalla pienezza del cuore (cfr. Lc 6,45). Le parole pronunciate riflettono la nostra anima e i sentimenti del cuore. Dovremo imparare e stare attenti affinché le nostre parole condividano la Buona Novella, siano costruttive, diano sostegno, rafforzino e arricchiscano il prossimo. Così facendo impareremo a superare la nostra tendenza di soffermarci sulle curiosità e le novità che ci arrivano da ogni parte. Stiamo attente al nostro modo di parlare affinché il contenuto delle parole sia frutto della riflessione e possa edificare e rafforzare gli altri. Noi trasmettiamo la Parola di Dio e quindi dobbiamo domandarci spesso: i nostri atteggiamenti somigliano a quelli di Maria, che meditava tutto nel suo cuore? imitiamo i pastori che raccontano agli altri tutto ciò che hanno visto e sperimentato nell’incontro con Dio?

Nell’ambito delle meditazioni natalizie guardiamo a Maria per imparare da lei a riflettere sulla Parola di Dio, sugli avvenimenti della nostra vita ed a discernerne la volontà di Dio. “Bisogna talvolta allontanarsi e fuggire da se stessi, per ritrovare nell’intimità con Dio la felicità di stare con lui, che a volte perdiamo. la sua presenza nella nostra anima prende l’angoscia, il disordine, il disorientamento, che ci fanno perdere nei particolari della vita. Allora bisogna saper concentrarsi nel silenzio profondo della riflessione” (servo di Dio card. S. Wyszyński). È Maria che con il suo atteggiamento ci incoraggia a fermarsi davanti alla mangiatoia di Betlemme ad adorare il Bambino Gesù e con gioia e gratitudine, nonostante i vari compiti da assolvere. Il dono di una vera contemplazione ci aiuterà, per così dire, ad entrare nella vita di Gesù e Maria, fortificandoci della loro presenza e formando la nostra vita secondo la volontà di Dio. Guardiamo alla vita passata in cui Dio ci ha elargito numerose grazie e riflettiamo grati sull’esempio di Maria e su ogni grazia ricevuta. Facciamo sì che nasca nel nostro cuore la gioia e la gratitudine per tutto ciò che ci è stato donato. Quanto più fissiamo il Volto di Dio, tanto più egli si manifesta nella nostra vita: ciò significa che il nostro modo di pensare, le nostre parole e la nostra vita stessa danno testimonianza di Gesù.

Carissime Sorelle, cari Membri della Comunità Apostolica di Santa Elisabetta, auguriamoci a vicenda di festeggiare il Natale ritrovandoci gioiosi in gruppo ai piedi della mangiatoia di Betlemme e, sull’esempio di Maria e dei pastori, adoriamo e lodiamo il Divino Bambino. Apriamo davanti a lui i nostri cuori, e l’amore e la pace che emanano da lui ci riempiano e ci diano la forza di trasmettere la sua luce nella nostra vita. Unendomi in preghiera comune alla mangiatoia di Betlemme, invio tanti fraterni saluti a nome delle Consigliere e delle abitanti della Casa generalizia,

vostra nell’amore del Bambino Divino
Madre Generale M. Samuela Werbińska

Roma, Natale 2014

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